Patent Box franchising

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto novità di rilievo sul tema del Patent Box con grande impatto sul franchising e modificando la possibilità di un franchisor di ottenere benefici fiscali dall’attuazione dell’opzione.  

Il Patent Box: cos’è e perchè ha portato benefici al franchising

Il Patent Box è un regime opzionale di tassazione agevolata che le imprese possono esercitare sui redditi che derivano dallo sfruttamento di beni immateriali come brevetti, marchi e know – how. Il regime del Patent Box, già in uso in alcuni Paesi Europei come il Regno Unito, è stato esteso anche in Italia con la Legge di Stabilità 2015 e ha previsto una detassazione parziale dei redditi dal 50% al 40%.

Cosa significa Patent Box?

Con il regime del Patent Box di tassazione agevolata s’intende che una quota del reddito d’impresa che proviene dall’utilizzo di opere d’ingegno come brevetti, marchi, modelli, processi ed informazioni che derivano dall’esperienza nel campo industriale, commerciale o scientifico e pertanto meritevoli di tutela giuridica, è esclusa dalla tassazione.

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Effetti del Patent Box sul Franchising

Il regime agevolato del Patent Box – così come inizialmente previsto in Italia dalla Legge di Stabilità del 2015 – si è immediatamente profilata interessante per il franchising, prospettando concreti vantaggi fiscali per i franchisor. Il complesso dei beni giuridicamente tutelati costituito dal marchio franchising e dal know – how rappresenta, infatti, il cardine su cui poggia il franchising stesso nonché il valore aggiunto dell’azienda medesima.

Di conseguenza, grazie al regime di tassazione agevolata del Patent Box, i franchisor possono sfruttare un bonus fiscale per tutti i redditi prodotti da:

  • Le royalties tra aziende consociate o corrisposte da soggetti terzi a fronte dello sfruttamento di immobilizzazioni immateriali. Per il franchising, in particolare, il franchisor ha dei vantaggi fiscali sui redditi corrisposti a fronte del diritto di sfruttamento del marchio.
  • Lo sfruttamento di immobilizzazione immateriali impiegate per la produzione di beni e/o erogazione di servizi, tipiche del concetto giuridicamente rilevante di know – how.
  • Plusvalenze generate dalla cessione di proprietà intellettuale; quest’ultimo però possibile a condizione che almeno il 90% sia reinvestito.

Patent Box OCSE e Patent Box Italiano

Rispetto al Patent Box OCSE, il Patent Box Italiano introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, era caratterizzato da una maggiore ampiezza ed elasticità, comprendendo nel regime di tassazione agevolata anche i redditi derivanti da:

  • Brevetti per invenzioni e modelli di utilità;
  • Marchi di impresa, compresi i marchi collettivi;
  • Know-how nel senso più ampio del termine; 
  • Software protetti da copyright;
  • Disegni o modelli meritevoli di tutela.

Rispetto al Patent Box OCSE, molto legato ad aspetti tecnici e tecnologici dell’impresa, il Patent Box Italiano risulta legato molto di più agli aspetti intangibili eppure vitali dell’azienda e legati principalmente al profilo estetico, commerciale e culturale.

Basti pensare alla funzione e alle peculiarità del marchio nel commercio attuale.

Il valore del marchio nel business moderno e nel franchising

marchio e franchising

Il marchio, nel business moderno e nel franchising, si è spogliato della sua mera funzione iniziale di indicatore di proprietà ed origine e si è arricchito di grande significato e valore, sia culturale sia economico.

Oggi il marchio è un indicatore complesso e profondo dell’insieme dei valori e dell’ identità” dell’azienda, il cui valore economico è tanto più importante quanto più profonde e accurate sono le strategie di marketing e comunicazione come il franchising, la comunicazione online anche attraverso i social media.

Per questo, sul tema del Patent Box OCSE, parlare di conoscenza meramente tecnica, escludendo l’insieme di valori e riconoscibilità di un marchio e di un know how, alla base della differenza sostanziale tra il regime OCSE e quello italiano, sembra essere poco al passo con i tempi e lesiva del valore delle aziende italiane, soprattutto per quelle aziende che hanno marchi simbolo del made in Italy.

Patent Box Italiano a seguito della Legge di Stabilità 2016

La Legge di Stabilità 2016 ha modificato il Patent Box italiano, cambiando principalmente le regole per esercitare l’opzione del regime di tassazione agevolato sui marchi di impresa e sul know-how.

Nello specifico, la nuova Legge di Stabilità del 2016 ha introdotto significative restrizioni al regime fiscale agevolato sui redditi prodotti da marchi e know – how.

Agevolazioni fiscali con il Patent Box fino al 30 giugno 2016

Le aziende possono optare per le agevolazioni fiscali per i marchi commerciali, così come previste dal Patent Box 2015, fino al 30 giugno 2016 solo se: 

  • Il marchio è stato prodotto all’interno dell’azienda o del gruppo di aziende consociate.
  • Oppure, se il marchio è stato ceduto da terzi e acquistato all’interno dell’azienda o del gruppo aziendale, a patto che il cedente risieda in uno dei Paesi dove vige un regime agevolato in materia.

L’agevolazione fiscale ottenuta fino al 30 giugno 2016 è valida solo per cinque anni e non è rinnovabile.

Cosa succede ai marchi dopo il 30 giugno 2016?

Dal primo luglio 2016, i marchi commerciali saranno esclusi dal regime di tassazione agevolato, vale a dire che i franchisor non potranno più godere dei bonus fiscali, così come previsto inizialmente nel 2015.

Stessa sorte tocca anche al know -how, a meno di una certificazione specifica rilasciata da un tecnico. Operazione, a nostro parere, onerosa e di difficile applicazione in alcuni campi.

Considerazioni finali 

La disciplina del 2015 del Patent Box, seppure più ampia rispetto a quella dell’OCSE, sembrava più in linea con le caratteristiche della moderna economia nonché con l’opportunità di favorire il rientro in Italia di marchi commerciali tipici del made in Italy, giustamente equiparabili ai brevetti o ad altre forme di proprietà intellettuale. La disciplina italiana del 2016 seppure più in linea con Paesi come la Germania, penalizza evidentemente le peculiarità del tessuto economico e culturale delle imprese italiane anche nel settore del franchising.

 

 

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